Lampada “Ettore”
L’istituto Italiano Design di Perugia ha presentato questo nuovo prototipo di lampada, anche se la parola lampada sembra quasi un eufemismo. Se osserviamo bene ci troviamo di fronte ad un enorme interruttore, vecchia maniera che all’occorrenza si accende. Alcuni l’hanno definito un oggetto che si trasforma in soggetto e viceversa, io direi che si tratta di una provocazione che prende a prestito un elemento simbolo dell’illuminazione e lo arricchisce con la luce al suo interno.

Ettore
Si potrebbero fare eccezioni sulla scelta della forma e sulla sua stabilità sui possibili inserimenti in ambiente. Certo è che mi riesce difficile giustificare la scelta di un design tanto semplice solamente per il significato comunicativo che vi è alle spalle del progetto. Una lampada è anche un oggetto di utilizzo quotidiano e credo che le molteplici forme esistenti nel vasto panorama dei prodotti di luce sia oramai pieno di prodotti che richiamano il mondo dei componenti elettrici. Basti pensare ai numerosi oggetti che prendono ispirazione dalla buona e cara lampadina.
Il design deve quindi solamente stupire, comunicare in maniera velata o meglio profonda? Oppure il design legato alla luce non deve mai dimenticarsi il fine ultimo dell’oggetto creato?
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Tag:concept lamp, prototipi

















Mi chiamo Andrea Meini e sono un lighting designer appassionato di illuminazione e di illuminotecnica. Dopo anni di esperienza maturata nel mondo della progettazione ho deciso di dare vita ad un blog interamente dedicato alla illuminotecnica per condividere con voi novità, curiosità, guide pratiche e consigli legate al meraviglioso mondo della illuminazione. Sono titolare di uno studio di progettazione illuminotecnica, di un innovativo e-shop di lampade per interni ed esterni e di una agenzia di comunicazione online alla avanguardia. Ricordati, scegliere su Lightstore è sempre possibile, questo è il mio motto!


























Per me Ettore è geniale appunto per la sua forma, non è solo una lampada, ma un interruttore che da luce.
Ricordiamoci che anche se in forme diverse, un interruttore ci sarà sempre in ogni lampada, ma una lampada in un interruttore no! Molto originale l’idea.
Non credo che si vada lontano dall’ultimo fine dell’oggetto stesso, di certo una cosa è certa: stupisce e piace, almeno a me.
La creatività è figlia del libero pensiero, per questo siamo anche noi convinti che il fine dell’oggetto non deve essere un vincolo ma neppure un accessorio. Il plauso ed il gradimento del pubblico sono comunque il primo premio alla creatività altrui.
Personalmente ritengo che “Ettore” racchiuda in sè tutti i requisiti ed i principi fondamentali che alimentano l’industrial design; possiede il raccordo, l’unione tra il momento di ideazione e quello di produzione coprendo tutti gli aspetti, dalla progettazione del prodotto al suo sviluppo e ingegnerizzazione fino alla fase di produzione su larga scala. Partendo da questi solidi presupposti, a mio parere “Ettore”, non solo è un oggetto di design funzionale ottimamente progettato ma anche un elemento che sprigiona e trasmette vita, energia e ottimismo. Finalmente non solo una lampada ma un interruttore che si trasforma luce, un oggetto che – subordinato e confinato nel tempo ad essere solo premuto – reclama ironicamente attenzione.
Ettore?
Mi stupisce per la sua velata irriverenza.
Mi affascina il concetto che lo alimenta.
Mi piace. Semplicemente.
Scusate l’ intevento ,ammetto di non essere un “luminare del design dell’ illuminaria”, però nella ricerca di oggetti d’ arredo per la mia nuova casa mi sono imbattuto in questa eccezionale lampada ,che vorrei fare mia,quindi vi chiedo,dopo posso acquistarla?
ps:scusate,inoltre,se non ho filosofeggiato su un oggetto che ritengo estremamente interessante anche senza l esigenza di aggiungervi particolari messaggi simbolici …secondo me è “semplicemente” bello.
Nicolò mi trovi semplicemente d’accordo vorrei pure io sapere come acquistarla
Buonasera a tutti, buonasera signor Meini.
Notando con piacere il post da lei scritto, mi sento direttamente coinvolto, dato che, oltre ad essere uno dei due progettisti della lampada Ettore ne sono anche l’ideatore.
Quello che lei sostiene è parzialmente condivisibile, ma dal mio punto di vista necessita di
alcune precisazioni.Confermo che l’ispirazione è nata da un elemento legato al contesto
dei componenti elettrici, l’interruttore appunto e sono d’accordo con lei nel dire che questa è un’operazione fatta e rifatta più volte, vedi le lampadine giganti ecc.
Ettore gioca sullo stesso registro, ma con un’operazione semantica e filosofica diversa. Ettore, percorre un tragitto da oggetto a soggetto, raccontando come il vecchio interruttore,da sempre gregario della lampadina, si elevi a protagonista di luce,affermando
la trasformazione da “mezzo” a “fine”.
Ettore è perfettamente luce,sia nel “mezzo” che nel “fine”, è sia l’uno che l’altro e si accende premendolo.
Oltretutto Ettore ricorda tante cose: un sommergibile, Pinocchio, addirittura un occhio umano (visto dall’alto).
E’ vero, è gigante e quindi provocatorio, ma la sua natura è onesta , profondamente è un espediente che parla di come risorse e capacità illuminanti sono
proprie della vita e sono dentro ogniuno di noi. Ettore, quindi ha l’intento di veicolare un significato profondo,io spero incoraggiante. Forse proprio per questo è un oggetto puntualmente apprezzato
che tutti vorrebbero trovare nei negozi per poterlo acquistare.
Questo è la mia opinione. Mi scuso per essere stato prolisso.
La saluto cordialmente.
Jacopo Begani
Salve a tutti.
Mi sono imbatutto anche io in questo articolo sulla Lampada Ettore, ed essendo uno dei due progettisti della lampada insieme al mio collega Jacopo Begani,volevo precisare alcuni punti trattati dal Sig. Meini.
Volevo subito affrontare il tema della stabilità della Lampada ;nell’immagine qua sopra mostrata Ettore viene ritratto in una posa che potrebbe forviare quella che è la sua reale posizione, ossia orizzontale, dove ritrova la sua perfetta stabilità,perciò ogni
oggetto posto in una posizione nn equilibrata e appropiata alla sua forma risulta instabile.
Dopo di che volevo passare a menzionare la scelta della forma di Ettore avvenuta non per una scelta arbitraria bensì tramite un sondaggio da noi proposto ad un campione di 80 persone divise in 2 gruppi, 40 donne e 40 uomini, sottoponendogli 7 diversi tipi di interruttori e chiedendo loro quali dei 7 fosse più vicino ad un loro gusto estetico o valore rievocativo dell’infanzia.
Ettore perciò è frutto di una selezione e una scelta democratica.
Ringrazierei perciò anticipatamente il Sig. Meini per la sua attenzione e per la possibilità di esporre ancora di più la filosofia,la storia e le caratteristiche della nostra creazione.
Cordiali Saluti
Enrico Giuseppe de Candia
Secondo me Ettore è di una tenerezza unica e non per la sua filosofia ma semplicemente per il suo aspetto che intenerisce al primo sguardo.
E credo che di fronte a tanta monotonia nell’illuminazione contemporanea sia una ventata di freschezza e di spensieratezza.
Ogni oggetto,come ogni individuo,ha una sua identità e per questo va trattato nello specifico,al di fuori di generalizzazioni che travalicano un giudizio onesto.
Nello specifico, credo che la valenza di questo “oggetto-individuo” (Ettore appunto), vada rintracciata al di là della sua apparenza,il confine materiale della forma che ci appartiene come una reminiscenza dal gusto vintage.
Un aura affoga le sue rotondità gonfie di ricordi,in una filosofia dai rimandi spirituali “il gregario della luce che diviene egli stesso luce” in un intima ascesi, trascende nella sua “nuova natura illuminata”. E’ un filo sottile quello che lega questo manierismo concettuale alle sue intrinseche qualità di oggetto di uso quotidiano, sottile, come la sua energia vivificatrice, la lucidità intellettuale.
Questo è la mia prima visita al vostro sito! Siamo un gruppo di volontari e stiamo considerando di aprire una nuova comunità. Il tuo blog è per noi da esempio. Avete fatto un grande e incredibile lavoro!